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Pirogassificatore, interviene anche l´Autorità di Partecipazione della Regione Toscana (col prof. Rodolfo Lewanski): "Sulla vicenda Enrico Rossi rispetti il parere dei cittadini e del Comune di Castelfranco".

25-11-2011 09:48 - News Generiche
Prof. Rodolfo Lewanski (Autorità delle Regione Toscana per la partecipazione)
Si fa sempre più delicata la vicenda che ruota attorno al progetto di pirogassificatore presentato dalla Waste Recylcing nel comune di Castelfranco di Sotto. Dopo il pronunciamento contrario emerso dal percorso partecipativo che si è tenuto, e di quello delle istituzioni locali, è ora un testa a testa con la Regione. Il presidente Rossi ha più volte detto nei giorni scorsi, anche in consiglio regionale: "Le assemblee elettive non possono disattendere i pareri tecnici". Prende ora la parola una voce molto importante in questa vicenda, ovvero quella del prof. Rodolfo Lewanski dell´Autorità di Partecipazione della Regione Toscana. Lewanski ha inviato una lunga lettera ai vertici regionali, nonché alla provincia di Pisa, ai sindaci del Comprensorio e ai gruppi consiliari regionali, una lettera che avrà delle forti conseguenze perché critica la posizione della Regione e solleva dubbi sulla legittimità di alcuni procedimenti. Ne pubblichiamo di seguito ampi stralci.

In seguito al parere emesso dalla Giunta Regionale in base alla lr 35/11 (Delibera n. 961) riguardante la realizzazione di un impianto sperimentale di pirogassificazione a Castelfranco di Sotto, nel ruolo di Garante della Partecipazione affidatomi dal Consiglio regionale ex l r 69/07 ritengo doveroso precisare alcuni punti e avanzare alcune considerazioni relativamente al processo partecipativo ´Insieme per capire, insieme per decidere´, con l´intento di favorire una discussione che non sia minata da equivoci, nonché di consentire ai cittadini toscani di essere informati nel modo più corretto e completo possibile.

L´Autorità Regionale per la Partecipazione ha attribuito al Comune di Castelfranco un sostegno economico pari a 45.000 euro (Decreto ARP del 7 settembre 2010) per lo svolgimento di un processo partecipativo avente la finalità di ´verificare la fattibilità sociale ed ambientale dell´impianto´ (come affermato nella richiesta del Comune). Il processo è iniziato nell´ottobre 2010 e si è concluso il 9 aprile 2011. I 45 cittadini -residenti non solo nel territorio di Castelfranco, ma in un territorio più vasto che comprende anche Santa Croce, Montopoli e Santa Maria a Monte- che hanno preso parte al percorso partecipativo hanno espresso parere negativo in merito alla realizzazione dell´impianto. Il Comune di Castelfranco ha -coerentemente con l´impegno assunto al momento di richiedere il sostegno economico regionale- rispettato il parere circostanziato emerso dal processo partecipativo recependolo nei propri atti.

In relazione alla vicenda, ritengo utile e doveroso precisare quanto segue:

1-Il processo non è stato un dibattito pubblico ex art. 7 della lr 69/07 (come erroneamente riferito da alcuni quotidiani), bensì un processo partecipativo locale ex artt. 14 e ss..

2-Le implicazioni del punto precedente sono assai rilevanti perché nei processi locali vi è un´attribuzione di potere decisionale al processo stesso e ai partecipanti, attribuzione invece assente nel dibattito pubblico su ´grandi interventi´ (dove, ex art. 10, il proponente può decidere come meglio ritiene). Per poter accedere al sostegno regionale, in base all´artt. 15.4a e 18 le Amministrazioni locali debbono infatti necessariamente firmare un Protocollo d´intesa con la Giunta regionale, in cui si impegnano esplicitamente a tenere conto di quanto emerge dal processo partecipativo, oppure, se non lo ritengono opportuno, a motivare il ´mancato o parziale accoglimento´. Il parere dei cittadini ha pertanto un forte grado di vincolatività per le Amministrazioni (non si tratta quindi di partecipazione meramente orientata all´informazione o al monitoraggio, come affermato da alcuni). Se la Regione chiede questo impegno alle Amministrazioni locali, appare logico e implicito che l´impegno valga per la stessa Regione, che ha voluto la normativa.

3-Se si vogliono coinvolgere effettivamente i cittadini nelle decisioni di localizzazione, è essenziale che sia contemplata anche la ´opzione zero´, ovvero la possibilità di un verdetto negativo in merito alla realizzazione di un progetto (come avvenuto in questo caso). Limitare a priori la discussione ad aspetti marginali o a interventi mitigatori farebbe perdere ogni credibilità alla partecipazione.

4-Al processo partecipativo vero e proprio non hanno preso parte ´comitati´ (pur attivi sulla questione), bensì cittadini comuni (un campione rappresentativo di residenti nell´area attorno al sito); alcuni rappresentanti di comitati (3 su 15) hanno fatto parte unicamente del Tavolo di garanzia che ha assicurato la neutralità e imparzialità del processo; i numerosi riferimenti ai ´comitati´ quali partecipanti al processo sono pertanto privi di fondamento. D´altra parte, imprenditori e sindacati dell´industria conciaria -pur invitati a far parte del Tavolo- non hanno accolto l´invito (ha partecipato solo 1 imprenditore a titolo personale). Va peraltro notato un aspetto: la lr 69 aveva fra le motivazioni alla base della propria approvazione proprio quella di affrontare in modo innovativo i conflitti di localizzazione, nonché il ´comitatismo´ presente in Toscana (come in altre regioni): ora viene -paradossalmente- rinfacciato alla lr 69/07 di essersi dimostrata efficace sotto questo profilo, andando oltre i comitati per coinvolgere invece direttamente i cittadini.

5-Il processo partecipativo si è svolto ai sensi della lr 69/07 e non è quindi in alcun modo in contrasto con il diritto o con il principio di legalità, ma al contrario si è svolto in applicazione di una normativa -regionale- (il Protocollo citato in precedenza prevede ´la sospensione dell´adozione e dell´attuazione degli atti amministrativi di propria competenza´ in quanto anticiperebbero o pregiudicherebbero l´esito dei processi; art. 18 c.2). Al momento dell´attivazione del processo partecipativo nessuna autorizzazione era stata concessa all´impianto. Inoltre, il percorso partecipativo è inserito fra le prescrizioni esplicitamente contenute nella Determina Dirigenziale della Provincia di Pisa n. 2866 del 1 luglio 2010; d´intesa con la Provincia e con la stessa Waste il processo si è svolto prima che si tenesse la Conferenza dei Servizi.

6-Il processo si è concluso prima della approvazione della lr 35 del 1 agosto 2011 riguardante la realizzazione di opere pubbliche strategiche e di opere private; applicare tale normativa al caso di Castelfranco avrebbe quindi un effetto retroattivo, in contrasto con un principio generale del diritto.

7-L´impianto di pirogassificazione in oggetto è dichiaratamente sperimentale, quindi è opinabile che abbia carattere ´strategico´, e comunque è di piccole dimensioni; sotto questo profilo non risulta sia stato sinora emanato il regolamento riguardante i limiti dimensionali minimi delle opere private soggette alla lr 35 di cui all´art. 10 c. della stessa legge. Sorge quindi qualche ulteriore dubbio in merito alla applicabilità della lr 35 nel caso specifico anche sotto questo profilo.

8-La lr 35/11 non contiene alcun riferimento alla lr 69/2007 né alcun meccanismo di raccordo con la medesima legge (ad esempio specificando i casi in cui non siano ammessi processi partecipativi, o dibattiti pubblici). Il caso di Castelfranco fa emergere chiaramente un contrasto fra le due normative.

9-L´Autorità regionale, che ha finanziato il processo partecipativo e offerto consulenza metodologica come previsto dalla lr 69, non è stata in alcun modo interpellata da parte della Giunta prima di emanare il suddetto parere in base alla lr 35/11 (Delibera n. 961).

10-L´Azienda che ha proposto l´impianto -la Waste Recycling- ha esplicitamente accettato il percorso partecipativo, al punto di firmare in data 15 ottobre 2010 una Convenzione con il Comune di Castelfranco, che prevede perfino un contributo dell´Azienda ai costi del processo partecipativo per un importo di 27.500 euro. Un rappresentante della Waste ha preso parte in qualità di osservatore al Tavolo di garanzia ed ha affermato pubblicamente di accettare gli esiti del processo.
Successivamente l´Azienda ha invece richiesto l´attivazione delle procedure previste dalla lr 35/11; tale comportamento, anche se fosse ineccepibile sotto il profilo strettamente giuridico, appare pertanto poco coerente sotto il profilo della correttezza verso le comunità locali (con le quali si potrebbe trovare un domani a convivere, a questo punto in clima di sfiducia).

Ciò premesso, appaiono rilevanti alcune considerazioni di ordine più generale dal momento che le implicazioni della vicenda vanno comunque ben oltre il caso specifico.

In primis, l´idea emersa nella discussione sul caso secondo cui il coinvolgimento dei i cittadini faccia ´perdere tempo´ frenando decisioni e investimenti, è opinabile; in realtà, costruire scelte condivise è un buon investimento che può far guadagnare tempo, evitando successivi conflitti politico-sociali e ricorsi giudiziari. Né si può scaricare sulla partecipazione dei cittadini la responsabilità di ritardi dovuti ad altri fattori (procedure farraginose, amministrazioni con dotazioni insufficienti di mezzi, ecc.). In ogni caso, il processo si è svolto nei tempi previsti dalla lr 69/07.

Secondo, e più importante: tutte le democrazie soffrono di un deficit di legittimazione agli occhi dei propri cittadini; la fiducia dei cittadini nelle capacità e nelle intenzioni dei propri governanti è bassa, ovunque. La Toscana (come dimostrano le analisi di studiosi quali Robert Putnam e Roberto Cartocci) è storicamente una regione ricca di capitale sociale, una risorsa questa cruciale -si noti- anche per lo sviluppo economico. Tale capitale è peraltro in via di erosione da tempo (alle ultime elezioni regionali ha votato poco più del 60% degli aventi diritto, il risultato più basso d´Italia, dopo la Campania....: un dato piuttosto significativo e preoccupante).

La lr 69/07 rappresenta una risposta molto innovativa, a livello mondiale, alla crisi della democrazia rappresentativa. Non si tratta di un´alternativa a quest´ultima, ma al contrario di una ricetta capace di rivitalizzare e approfondire la democrazia. Purtroppo finora il sistema politico regionale -sia pure con qualche eccezione individuale- non sembra credere realmente nella Legge sulla partecipazione. Va sottolineato come la legge abbia la scopo non solo di risolvere conflitti, ma anche -e forse soprattutto- di rigenerare capitale sociale. ´Sterilizzare´ la partecipazione dei cittadini -come sembra possa avvenire in questo caso- significa andare nella direzione opposta, privilegiando la costruzione di opere e impianti a scapito dell´opinione dei cittadini che con quelle stesse opere sono chiamati a convivere. In questo modo si rischia di ledere gravemente quell´indispensabile tessuto di relazioni di fiducia tra cittadini e Amministratori essenziali per una società e un´economia vitali.

Per quanto riguarda in specifico la partecipazione dei cittadini, un sondaggio effettuato dall´Assessorato Bilancio e Rapporti istituzionali e presentato lo scorso febbraio mostra alcuni dati su cui riflettere:
La partecipazione politica in Toscana non supera il 15% del totale dei cittadini, mentre il 30% dei cittadini vorrebbe essere maggiormente coinvolto nelle questioni sociali e politiche locali;
Il 22% pensa che la partecipazione sia una mera iniziativa di facciata, e un altro 35% pensa che la partecipazione sia utile solo se le Amministrazioni tengono effettivamente conto delle opinioni dei cittadini.

Pertanto, se i cittadini toscani dovessero ricavare dalle conclusioni del caso di Castelfranco l´idea che la loro opinione non conta realmente, troverebbero una conferma del ´sospetto´ che partecipare, -donando il loro tempo, energia ed intelligenza alla cosa pubblica- sia un mero esercizio simbolico, con conseguente -ulteriore- perdita di fiducia nella politica e nell´utilità dell´impegno civico.

In base a tali considerazioni, in veste di soggetto attuatore della lr 69/07 desidero richiamare l´attenzione delle Istituzioni e della Comunità toscane sulla posta in gioco, che -ribadisco- va dunque ben oltre il caso in oggetto, e quindi sull´importanza di rispettare il parere espresso dai cittadini che hanno preso parte al processo partecipativo.

Il parere emerso dal processo partecipativo risulta ben motivato, ponderato ed articolato; è tutt´altro che ´egoistico´ ed ispirato da una logica ´Nimby´ (peraltro legittima anch´essa), come invece sostenuto da alcuni. Il processo, pur apertosi inizialmente in un clima fortemente conflittuale, dimostra, ancora una volta, come cittadini comuni, se posti in un contesto di dialogo e con le opportune informazioni, sono in grado di affrontare questioni tecnicamente complesse in modo responsabile e competente. Le raccomandazioni -allegate- generate dal processo partecipativo (si noti: votate dai partecipanti all´unanimità) indicano 10 motivazioni che giustificano la contrarietà all´impianto, 4 raccomandazioni in materia di rifiuti speciali e 2 richieste relative alla gestione degli impianti esistenti. Tale raccomandazioni forniscono alcune utili indicazioni circa la via da esplorare per ricercare una soluzione condivisa e socialmente accettabile. Le raccomandazioni dei cittadini non escludono in assoluto la realizzazione dell´impianto, ma sollevano questioni che riguardano la politica dei rifiuti che debbono essere affrontate prima di discutere la questione della utilità e necessità dello specifico impianto in oggetto, nonché del sito più adatto ad ospitarlo. Solo una soluzione condivisa che parta da tali raccomandazioni può produrre valore aggiunto per tutta la società toscana.

Prof. Rodolfo Lewanski

Fonte: pisanotizie.it

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